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A Different Type Of Review of VAN HELSING!!!

Hey folks, Harry here... I'm not sure what this review says, but it could very well be a wildly positive review of VAN HELSING. However, due to my thoroughly American education, I can barely understand the English language much less one of the romantic tongues. However, whilst scanning the review trying desperately to understand Fuck Helsing's intention I did notice words that stood out to possibly give an indication of the writer's intent... Like: "Terribilmente" or "Ridicoli" which I believe probably mean "Super Genius" or "Astonishing," but I could be wrong. Here ya go...

Van Helsing (Hugh Jackman), un cacciatore di mostri al guinzaglio del Vaticano di fine diciannovesimo secolo, combatte contro Dracula, Frankenstein, l’uomo lupo e altre creature orrende, perché deve… Ok, lo ammetto: non ho capito la trama. Anzi, forse l’ho capita ed è inesistente. Comunque sia, mettiamola così: c’è un tizio che ammazza i mostri.

Stare a guardare ‘Van Helsing’ è come vedere una brutta cartolina creata per rappresentare l’Italia (o una qualsiasi altra nazione) intera; immaginate che orrore: la Torre di Pisa piantata all’interno del Colosseo circondato dai faraglioni di Capri con il Duomo di Milano sullo sfondo coperto dalla cupola di San Pietro. Il tutto, appoggiato su un’enorme pizza margherita. Ecco, questa è la sensazione che si prova nel vedere quest’accozzaglia di mostri e miti del cinema e della letteratura dell’orrore ammucchiati l’uno sull’altro, una baracconata patetica che rende volgari le creature più celebri dell’horror classico fino a trasformarle in pupazzi senz’anima. Non si salva nessuno: l’uomo lupo, Dracula, il dottor Jekyll, la creatura di Frankenstein, lo stesso scienziato pazzo e il servitore Igor (si pronuncerà forse “Aigor”?). Tutti nello stesso, sterile calderone di pressappochismo regolato dalla logica dell’accumulo, una serie infinita (e noiosissima: nonostante il frastuono assordante ho rischiato di addormentarmi per almeno quattro volte) di inquadrature vorticose che invece di stupire suscitano soltanto smarrimento e generano insofferenza: già dopo venti minuti non ne potevo più di vedere gente volare appesa per i piedi.

Prevedibile e terribilmente ripetitivo nel suo essere spettacolare a tutti i costi e ad ogni istante, ‘Van Helsing’ sfoggia uno degli script più ridicoli che la storia recente del cinema ad alto budget ricordi, con dialoghi talmente risibili da giustificare chi decidesse di vedere questo film con carta e penna a portata di mano, per poter tramandare ai posteri l’incredibile sequela di stronzate che vengono dette. Le lievi tracce di autoironia suonano false, forzate e si manifestano sempre quando ormai è troppo tardi. E dire che per sapere come scrivere con successo una sceneggiatura basata su una “war of the monsters” sarebbe stato sufficiente vedere ‘Freddy Vs. Jason’…

Per quanto i due protagonisti siano ok, a rendere ancora più insopportabile il film ci pensa Richard Roxburgh (Dracula), con un’interpretazione talmente sopra le righe e gigionesca che fa venire voglia di suicidarsi piantandosi in petto un paletto di frassino. Un vero peccato per un attore che si era distinto come ottimo caratterista in film come ‘Moulin Rouge’ (era il nobile malvagio) e ‘Mission: Impossible II’ (lo scagnozzo del cattivo). Il personaggio caratterizzato (ma questa volta l’attore non c’entra nulla) nella maniera più cialtronesca è senza dubbio la creatura di Frankenstein, con un volto somigliante al Peter Boyle di ‘Frankenstein Junior’ e talmente pieno di lucette colorate e scariche elettriche da sembrare un pupazzo. Kate Beckinsale si limita – saggiamente – ad essere bona e a mostrare fugacemente due chiappe favolose fasciate da un paio di pantaloni che sembrano esserle stati dipinti addosso. Hugh Jackman si salva dalla catastrofe grazie al ricordo ancora fresco di ‘X-Men 2’ (questo tizio è nato per essere Wolverine), e con equità riuscirà a far accelerare il polso di qualche donzella mostrandosi a petto nudo in una scena in cui sembra interpretare Tarzan.

La regia di Stephen Sommers è inetta come al solito; il regista sembra non aver mosso un solo passo in avanti rispetto ai suoi film precedenti (‘La mummia’ e ‘La mummia – il ritorno’, che probabilmente saranno piaciuti a molti di voi ma che a me hanno fatto ultra-schifo), e si appoggia – anche stavolta – a scopiazzature irritanti di pellicole come ‘Blade 2’ (la bomba luminosa) e ‘Guerre stellari’ (guardate i piccoli aiutanti di Dracula e ditemi se non sono dei cloni dei Javas di ‘Star Wars’!). Chi mi conosce personalmente, poi, farà fatica a credere a quello che leggerà nelle righe seguenti: il sonoro di ‘Van Helsing’ è esagerato e fastidioso. Ebbene sì: nonostante io ami l’audio-bordello, gli effetti sonori a valanga e i bassi che ti spaccano in due, stavolta sono uscito dal cinema completamente rintronato da un continuo bombardamento auditivo, un fracasso insostenibile lungo oltre due ore.

Da segnalare positivamente i sontuosi costumi dell’italiana premio Oscar Gabriella Pescucci, le evocative ed elaborate scenografie di Allan Cameron, la fotografia d’atmosfera di Allen Daviau e la musica di Alan Silvestri, credenziali coreografiche che salvano il film dall’aggiudicarsi il minimo dei voti. Gli effetti speciali – in gran parte realizzati dalla Industrial Light & Magic – variano dall’ottimo al mediocre (sembrerà una battuta, ma è probabile che durante la post-produzione di ‘Van Helsing’ i tre quarti dell’azienda stessero lavorando a ‘Star Wars Episodio III’).

Un caciara-movie che potrà piacere soltanto ai ragazzini al di sotto dei 14 anni, come quello che in sala avevo seduto a fianco e che si è divertito come un pazzo.

Beato lui.

Fuck Helsing

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